Raccolta di racconti

Cronache di universi paralleli

Libro primo

 

Sinossi

Il tema principale – suggerito dal titolo – viaggia sul filo dell’ucronia: il paradosso del canale di comunicazione tra Universi
Paralleli, un tunnel in grado di mettere in comunicazione Mondi apparentemente simili, eppure diversi in tanti minimi dettagli che destabilizzano il nostro punto di vista, adagiato sulla sicurezza di una realtà familiare. L’ovvio viene accantonato per lasciare spazio alla sorpresa, che non si concretizza però in fulminanti effetti speciali (quanto è facile stupire il lettore con chiassose virate di trama, turpiloqui, stragi e simili!), ma nel sapiente inserimento di dettagli inventati nella trama di un arazzo noto, così che un disegno ormai assodato si riveli sorprendente per nuovi colori o riccioli insoliti. Non si potrà terminare la lettura e ritrovarci nel nostro mondo senza il rimpianto di essere già tornati, senza trovare un po’ più banale il nostro quotidiano.

Estratto da: “Cronache di universi paralleli libro primo”: Yehoshùa’

Arrivati che furono: «È il tuo tempo, donna. Fanne buon uso.»

Gerusalemme in quei giorni era affollata da decine di migliaia di pellegrini venuti a adorare Dio nel suo tempio terreno, gente che andava a incrementare una popolazione di circa centomila abitanti.
«Io non sarei così arrogante, fossi in te.»
«Cominci male, donna.»
«Lascia stare. Io sono qui per salvarti.»
«Salvarmi? Chi sei tu per pensare di salvare me? È già tutto scritto…»
«Io posso cambiare il corso delle cose, vengo dai cieli.»
La città, costruita in collina, si ergeva a quasi ottocento metri sul livello del mare. Le strade erano anguste e in pendio, frequentate da artigiani di ogni genere e da una enorme quantità di animali domestici come asini, pecore, capre, anatre, oche, piccioni…
«Dal Regno del Padre mio?»
«Dai cieli, ti ho detto…»
«Che differenza fa? In verità ti dico che in un certo senso ti attendevo, aspettavo qualcuno inviato dal Padre a consigliarmi…»
«Sbagli. Non mi manda nessuno.»
«E perché mai vorresti cambiare la parola delle Scritture?»
«Sei troppo prezioso per il genere umano per buttar via la tua vita in questo modo, in questo Tempo.»
La casa in cui venivano ospitati per discorrere tranquilli, ubicata lungo i cinque chilometri della circonferenza delle mura della città, apparteneva a una famiglia agiata, era costruita in pietra calcarea e formata da più ambienti separati da pesanti tende.
«Bestemmi, donna, e non te ne rendi conto!»
«E tu hai paura, Yehoshùa’. Leggo confusione nei tuoi occhi. E nella tua mente.»
La veemenza della frase e del tono di voce lo colse di sorpresa, e Rivka lo incalzò.
«Non c’è niente di scritto che non possa essere cambiato e tu stesso, in questi anni, ti sei contraddetto.
Ripetutamente.»
«Ma che dici, donna?»
«Non hai forse detto “amate Dio più di ogni altra cosa!” e poi “temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nell’inferno”? E non parli forse in ambedue i casi del Padre? E ti sembra possibile amare ciò di cui si ha paura?»
«Mi perseguita l’impressione di averti già vista. Dimmi quando hai ascoltato queste parole» ribatté corrucciato.
«Cosa importa? Prima dici parole consolatrici verso i reietti della società: donne, prostitute e funzionari corrotti e poi te ne esci con affermazioni come “… se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Ma che razza di amore vai predicando, uomo?»
«Uomo? Io sono Figlio del Padre! Hai davvero capito poco di quelle parole come del mio destino.»
«Posso offrirti di meglio, certo. A chi serviresti da morto?»
«Ma io risorgerò!»
«Ah… già. Risorgerai! Perché tu puoi sconfiggere la morte, vero?»
«Il Padre mio lo può.»
Poco distante dalla casa, nei giorni di festa, veniva collocato il mercato.
E quello era un giorno di festa.
«Ti sbagli. Neanche lui ha questo potere, mentre io posso darti l’opportunità di salvare te e la tua utopia.»
«Basta, seguirò la via che ha deciso il Padre.»
«Sbagli, e di grosso. Questa via ti riserverà sofferenze e umiliazioni, ti rinnegheranno anche quei dodici inetti seguaci… e lo sai!»
«Certo, ma tutto quello che accadrà serve a farmi adempiere al mio compito, che vivrà nei secoli.»
«Che fiducia! Malriposta, però…»
«Donna, ora capisco chi sei! Sei il diavolo tentatore, ma ti sconfiggerò come ho già fatto in passato.»
«Io, il diavolo?» con un gesto automatico ricoprì col pesante cappuccio i capelli rossi che ne fuoriuscivano ribelli «Sei fuori strada. Io ti offro il mio aiuto e rispondi così? Sai che ti dico? Fa’ come vuoi, ma quando ti appenderanno a una croce ripenserai a me, alle mie parole e voglio vedere che aiuto ti darà il Padre…» gli baciò le vesti.
«Io sarò lì, ricordalo.»
Rivka, uscendo, dopo il silenzio della stanza si scontrò col fragore proveniente dal mercato.
Yehoshùa’ anche si affacciò alla porta attirato dalla medesima confusione e seguendo il dettato delle scritture si addentrò furibondo fra i mille banchetti.
Appena nel Tempio scacciò i venditori sacrileghi accusandoli di aver fatto della casa del Padre una caverna di ladri, rovesciò i banchi dei cambiavalute e non risparmiò i venditori di colombe.
Da quel momento in poi Dottori del popolo, Scribi e Anziani cercarono un sistema per liberarsi di colui da cui tutta la gente era affascinata.

 

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