Romanzo
Decafonia sinfonia verde a dieci voci o: la Maga del Paranà
Non disponibile e non ordinabile per procedura di fallimento della casa editrice.
Sinossi
I luoghi del romanzo
In questo romanzo si racconta la vita di una provincia latino-americana nella quale si verificano gli stessi accadimenti che capitano ovunque: matrimoni, funerali, processi, scene tragiche e scene comiche. Sotto qualunque cielo, infatti, di tali eventi è fatta la realtà degli uomini, ma nell’universo latino-americano essa appare filtrata da una propensione verso il fatalismo e la magia. La storia si svolge nella Mata Atlântica, la foresta pluviale amazzonica, la silva in cui vivono la Maga Amancay, figura tanto ambigua da far dubitare che esista realmente, e un giaguaro nero, yaguareté – metafora del soprannaturale – collegati da un rapporto simbiotico. Attorno a loro si innescano nuclei narrativi solo in apparenza distanti fra loro. La storia, ambientata intorno al 1907, si articola in dieci voci (deca-fonia) che raccontano di un mondo concreto e reale di cui fanno parte, elementi magici e fantastici. Decafonia – Sinfonia verde a dieci voci o: la Maga del Paranà si inserisce a pieno titolo nella corrente letteraria, originalmente latino-americana, del realismo magico.
Estratto da “Decafonia”
OTTAVA voce. Estrella Devòra o: del regreso
«Perdonami, Hipolito. Potrai perdonarmi mai?» gli dice carezzandogli una guancia.
Lui prende quella mano, la chiude fra le proprie, la bacia. Poi, lasciatala andare, con la propria, le asciuga una lacrima solitaria.
Una misteriosa sensazione di scoraggiamento, impotenza, gli mozza il respiro lasciandogli appena il fiato per dire: «Non disperarti, Adolfina, credo che Epifània non fosse più mia da tempo anche se non lo sapevo io, non lo sapeva lei.»
Parole consolatorie per entrambi che a fatica le soffia sulle labbra come fantasticasse un miracolo, cioè che proprio quelle labbra, magicamente dischiuse, avrebbero potuto mitigare, con indulgenza, tutta la disperazione accumulatasi nel proprio cuore in quelle drammatiche settimane.
E il miracolo ha luogo ché anche lei non desidera altro che afferrare la mano che l’accompagna per l’unica strada capace di sottrarla alla propria, di disperazione.
E così era capitato che s’erano baciati per dare principio al primo di una lunga serie di baci disperatamente delicati.
A centinaia di chilometri da lì, la donna, sfiorate con rispetto le pagine incorrotte del libro senza parole, senza tempo, allontanava la sedia su cui era accomodata per guadagnare la porta che non c’era. Sulla soglia, accucciato il giaguaro.
Manca poco, aveva pensato allungando una incongrua carezza alla yaguaretè che aveva reagito con un flebile ruggito d’intesa.
E la donna che era cieca, aveva sorriso.
Appena entrati a Paranà col calesse, Atilio ed Estrella avevano notato un trambusto, un’agitazione fuori del normale.
Passando accanto alla Stazione ferroviaria, poi, avevano colto, al volo, frasi smozzicate.
«… nel letto della donna.»
«Giuro! Stava con l’attrezzo fuori dai calzoni.»
«E come no? Vedova era, ma disponibile.»
«Quando Macedonio ne voleva una, non c’era verso.»
A quel punto Atilio aveva accostato, era sceso e si era avvicinato a un capannello di persone che discutevano animatamente, un giornale fra le mani: Segundo Enfoque.
«Scusatemi, ma vedo tutti molto agitati. Vengo da Pedras Blancas. Posso sapere se è accaduto qualcosa di grave?»
«Il Governatore, il generale Macedonio, è morto stanotte in casa di Donna Begonia Aguilar, la vedova del colonnello Barreiro.»
Atilio s’era allontanato ringraziando e aveva subito aggiornato Estrella della novità.
«Accompagnami dal colonnello…» gli aveva intimato.
Innanzi alla caserma si erano salutati calorosamente.
«Abbi cura di Epecuén, Atilio. Ti manderò il contratto di casa e i soldi nel modo più sicuro possibile. Devo muovermi con rapidità ed efficacia se voglio nutrire qualche speranza di ritrovare Epifània.»
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