Romanzo per ragazzi

Il principe mattissimo e la lucciolina buia

Sinossi

Il Principe piccolo (per distinguerlo dal Piccolo Principe) è la disperazione di suo padre, perché invece di diventare un guerriero, ama i libri, la musica, i quadri. E così il Re lo definisce “Principe mattissimo” e, con l’aiuto della Maga dei Viaggi, decide di esiliarlo in un luogo inospitale per costringerlo a diventare un vero guerriero. Arborea è un minuscolo pianeta della galassia ed è lì che viene teletrasportato il Principe assieme a tutti i propri libri, che sono veramente tanti e che, soprattutto, parlano!

Estratto da “Il Principe mattissimo e la cucciolina buia”: Uno 

E fu davanti al Genio che il Principe mattissimo prese una decisione definitiva e sbottò: «Genio dell’Ulivo, il mio unico desiderio è…»
Cosa dite?
Non è dalla fine che si comincia a raccontare una favola?
Davvero pensate che così non si capisce nulla e che dovrei cominciare a raccontare come cominciano tutte le favole?
Cioè con “C’era una volta un Principe…”?
Sì? Ma siete proprio sicuri?
Va bene, però se poi non piace è colpa vostra: allora…
C’era una volta un Principe…
Era l’unico figlio maschio del Re Kruggrerr il Grande di Crochembusch, nato dopo quattro principesse. Era, quindi, il minore dei suoi figli ed anche il più piccolo, più piccolo come il quinto dito della mano, il mignolo, così che tutti lo chiamavano il Principe piccolo, sì proprio così, Principe piccolo, per non confonderlo con quell’altro più famoso: il Piccolo Principe.
Questo giovane Principe viveva la vita di corte con grandissimo fastidio perché non amava per nulla le armi, e preferiva, piuttosto, trascorrere la propria giornata ascoltando le storie dei libri, le poesie, la musica o anche guardando comporre quadri.
Aveva l’animo di artista, il Principe piccolo, e questo contrastava sia con il carattere delle proprie sorelle che il padre, in assenza dell’erede maschio, aveva addestrato all’uso delle armi fin da bambine, sia con i desideri del sovrano che aspettava la nascita di un maschio per farne un grande guerriero.
Ogni giorno Re Kruggrerr si informava presso il Gran Ciambellano Cruassant sulle attività del figlio: «Cosa ha fatto, oggi, mio figlio?»
«Ha ascoltato le fiabe di Esopo, mio Sire.» E lui sbuffava.
E il giorno successivo: «Cosa ha fatto, oggi, mio figlio?»
«Ha ascoltato i racconti delle Mille e una Notte, mio Sire.» E lui si adirava.
E quello dopo ancora: «Cosa ha fatto, oggi, mio figlio?»
«Ha ascoltato musiche di Mozart, mio Sire.» E lui imprecava.
Finché un giorno, paonazzo per l’ira, disse: «Cruassant, portami subito qui il Principe mattissimo.»
«Chi devo condurre alla vostra augusta presenza, Maestà?» aveva risposto quello meravigliatissimo.
«Il Principe mattissimo, mio figlio, caro il mio Ciambellano stupidissimo.»
Cruassant, mentre si avviava verso gli appartamenti del Principino rifletteva su quel superlativo “mattissimo” che era veramente davvero azzeccatissimo per il Principe piccolo.
Che testa Re Kruggrerr, che testa…!
Dopo che il Gran Ciambellano ebbe condotto il Principe alla augusta presenza di Sua Altezza Arrabbiatissima, fu gentilmente (“Levati dai piedi, Cruassant!”) invitato a lasciare soli padre e figlio, Re e Principe, sicché nessuno sarebbe mai stato in grado di raccontare esattamente le domande e le risposte di quel colloquio, ma, conoscendo il carattere di Re Kruggrerr il Grande e, soprattutto, il suo malcontento, le domande dovettero essere davvero poche e le risposte ancor meno.
Ordini. Forse è più vicino alla verità pensare che il Re avesse impartito ordini indiscutibili al proprio figlio
maschio.
Sta di fatto che dopo un poco, il Re, gentilmente (“Stupido di un Cruassant, smetti di origliare ed entra!”) aveva convocato di nuovo il Gran Ciambellano e comunicato, ufficialmente, le proprie decisioni:
«Ciambellano, ora accompagnerai il Principe mattiss… piccolo nelle proprie stanze che provvederai a chiudere a chiave dopo aver tolto da essa tutte le candele. Dopodiché andrai personalmente dalla Maga dei Viaggi e la condurrai alla mia presenza. Svelto. Prima di adesso.»
Appena chiusa la grande porta della Sala del trono, il Principe si era rivolto a Cruassant: «Gran Ciambellano, sapete voi perché il Re mio padre mi ha chiamato Principe mattissimo?»
E lui, imbarazzatissimo: «No, Principe piccolo. Glielo avete chiesto?»
«Veramente ha parlato solo lui… Glielo chiederò domani.»
«Ecco, questa è una buona idea. Chiedeteglielo domani.»
Frattanto, erano arrivati innanzi alla camera del Principe che, entrato senza esitazione, aveva atteso ansioso di sentire il rumore della chiave che girava nella toppa.
E la chiave aveva girato.
E il Gran Ciambellano, tirando un sonoro sospiro, si era avviato alla Torre della Maga.

 

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