raccolta di racconti
Cronache di universi paralleli
Libro secondo
Sinossi
Dieci racconti per un Viaggio singolare tra Universi paralleli in cui reinventare personaggi ed eventi collocandoli in contesti alternativi, un Viaggio singolare durante il quale l’autore intreccia con maestria la trama dell’accuratezza storica all’ordito dell’inventiva creando un tessuto narrativo originale, solido e godibile: trasloca persino uno fra i miracoli più noti, in realtà parallele. Nei racconti ucronici è piuttosto facile imbattersi in storie improbabili in cui gli ingredienti non sono bene dosati: in ogni brano di questa raccolta, invece, attraverso una solida competenza in storia, filosofia, usanze, tradizioni, arte e mitologia, si manifestano possibilità di cui sorprendersi: il risultato è che gli scenari immaginati appaiono plausibili e persino allineati con la realtà storica nota. Si potrebbe pensare che si tratti di una lettura colta o elitaria, ma non è affatto così: il lettore più smaliziato è ingolosito dai mille riferimenti accurati, quello meno preparato, ammaliato, viene guidato in percorsi che gli permettono ugualmente di cogliere ogni sfumatura.
Estratto da: “Cronache di universi paralleli libro secondo”: Clair Voyant
Spanish Fork. Utah.
Giugno 2013
L’avevo braccata invano. Per mesi.
In mano, l’esiguità di un volto disegnato a memoria.
Senza arrendermi mai, ché non mi apparteneva la parola rinuncia: ne’ come Nigan, vedovo nutrito da una incrollabile fede nelle coincidenze, ne’ come Free Mars, decrepito wrestler.
Un combattente, costui, scolpito da centinaia di “stipulazioni” contese fino all’ultima goccia di sangue dispersa sui ring di città come Pocatello, Emmet, Rexburg, Moscow — sputi nell’unico Stato dell’Unione fasullo anche nel nome — l’Idaho, ché l’avevo vista davvero, la mia Consolatrice.
Sei mesi prima
La giostra di altoparlanti ringhia la radiocronaca di Ra Amon.
«Hugo Hell continua ad appiattire il culo di Free Mars che finora ha scampato schienamento e sottomissione.»
Il sangue irriga il tappeto.
«I colpi che Hugo porta con pianificata ferocia hanno srotolato un Free Mars ormai a fine carriera.»
Urla di gente disumana incoraggiano il più giovane: — Sei color vomito, Free, come i topi! Carogna,
pervertito, ciucciagli l’uccello, a Hugo.
«Questo non è un incontro combinato, cari amici, è un Not-Sanctioned Match!» spara Ra Amon «nulla è proibito, c’è il sangue sul serio!»
L’arbitro sorveglia, con attenta discrezione, l’integrità fisica dei wrestler attento a fermarli un istante prima dell’irreparabile.
“Cazzo, cazzo, cazzo — sputa rivoli di denti e schegge di sangue, Free Mars — non posso crepare all’ultima curva dell’ultimo incontro!”
Oltre il pilone di destra, bellissima — occhi di bistro, labbra viola, tette smodate per l’abitino che indossa, lo guarda fisso — “che cazzo guardi? Il sangue? Ma se esco vivo saldo i debiti, pago l’università a Julie, e porto in Arkansas le ceneri di sua madre Janine.”
Striscia fino al pilone, si aggrappa a una corda, “e magari ci resto lì con lei, la mia Janine.”
Prova a girarsi.
Capelli nero di pece. Riccioli corti.
“… ’cazzo guardi, aiutami, fa’ qualcosa.”
L’arbitro sta per fermare il match.
Hugo sta per sferrare l’ultimo assalto, sta, dai centoquaranta centimetri del pilone, per schiacciarlo.
“Che cazzata girarmi, mi sfonderà la trippa.”
Lo schianto è feroce del pilone che crolla.
Precipita Hell, all’indietro, sulla folla che scampa terrorizzata.
Incrocia la testa sul legno dei sedili: vuoto di coscienza.
«Incredibile! Stupefacente! Prodigioso!» ulula Ra Amon «Free Mars vince l’incontro e la borsa! E’ un vero Miracolo.»
Puntellato a braccia, avevo guadagnato gli spogliatoi.
Sulla porta, Lei, indugiava, in attesa “Ho fatto bene a cercarti. Sei ricco, ora, aveva sussurrato. Dovremo vederci, uomo, ma dovrai trovarmi.
Poi, con voce eccessiva “Te la darò su un piatto d’argento.”
Aveva concluso prima di voltarsi. E sparire.
“Ma chi sei? Dove ti trovo? Che devi darmi…” le avevo ringhiato con quel poco di fiato superstite.
Nulla.
Scomparsa e presenza si alimentano di rincorse.
Spanish Fork. Utah.
GMs rimanda l’immagine di un reticolo di strade perpendicolari, fatte di numeri.
La ricerca spasmodica di Clair Voyant — è così che si chiama o si lascia chiamare — termina all’uscio di un Banco dei Pegni. 122 North Main.
Il campanello della portafinestra smaschera un sorriso plastificato.
«Ti aspettavo.»
«Sono qui ma non credo mi saprai soddisfare. Non sei la prima, non sarai l’ultima.»
Senza tergiversare «La vuoi davvero?» col suo solito tono di voce eccessivo.
«Certamente.»
«Quanto sei disposto a pagare?»
«Quanto costa il tuo corpo.»
«La metà della borsa.»
«Posso dartene un quarto, quello che resta.»
Soprappensiero d’un istante.
«Quello che farò per te può costarmi la vita…» si avvicina alla porta.
«Mi hai invitato tu, è il tuo lavoro.»
«Vero. D’accordo, è tuo.»
Chiude porte e oscura finestre.
Spalanca un buio di retrobottega. È solo chiarore di bocche di lupo.
Vuoto di arredi: sola, una sedia asociale e un tavolino basso, di legno — naturalmente — a tre gambe, senza chiodi né nodi.
Sdraiata, stuoia d’orso di pelo rialzato.
Freddo di essenzialità. Esterno di rumori assenti.
Invito di mano a sedere.
S’inginocchia reggendo i capelli con entrambe le mani.
È diverso, nessuna ha mai fatto così…
«Nigan…»
Come conosce il mio nome?
Si ribaltano gli occhi, il respiro è affannato, un violento tremore le squassa il seno ansimante traboccato dalla camicia angusta.
Che bizzarra maniera di causare la trance…
Gelo di presenza inseguita.
Sentore di fumo misto a profumo di Rive Gauche emana dall’ombra incombente su Clair: Janine, finalmente.
La mia Janine, che a ore, subaffitta quel corpo.
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