romanzo
Le cinque vite di Esposito Angelina
Parte seconda
Sinossi
«Io stongo ccà.»
«Lo veco» le risponde Aniello.
«Songo venuta sulo pecchè l’hanno ditto ‘e carte. Se tu faje le carte e esse carte te diceno di fare na cosa, chella cosa ha da essere. O ‘a faje, o ‘e carte t’ ‘a fanno fa’. So’ venuta ccà fora pe’ te dicere ca io cu te nun me cocco. E nemmanco cu ll’ate, ma a na parte aggia durmì.»
«‘Ngiuli’, tu me faciarraje ascì pazzo! Che cazzo vuo’ ‘a me?»
«Io? Niente. Le carte dicettero che ci sarebbo stato un cagnamento nel lavoro vostro e ca questo cagno lo avarrìa pruvucato una femmena fatta, che sarrebbe io. Un cagnamento nel lavoro, Bozzaotra, dint’ ‘a fatica; e io pe’ questo sto ccà. ‘A fatica vostra sta ccà, è giusto?»
Spiccio, distaccato, risoluto è l’atteggiamento con cui Angela affronta la nuova fase della propria esistenza, una di cui compiacersi davvero poco – non solo perché consacrata alla vendetta – che si dipana nel più iconico dei luoghi della città: quel borgo di santa Lucia ai piedi dell’Echia, incastonato nel Golfo, cinto dal mare.
Scrive il Narratore: Mentre tutto attorno la Storia del mondo accelerava, la storia minuta, quella dei singoli, sembrava rallentare, rattrappirsi come fa il gatto – la leonessa nel caso di zi’ ‘Ngiulina – che si accuccia caricandosi a molla prima di spiccare il balzo risolutivo. Oggetto del balzo di Angela, in apparenza dimenticato per lungo tempo, in realtà solo differito, è uno e uno solo: Aniello Bozzaotra; e più avanti: Del tutto rivoluzionario, il sistema di retribuzione attirò su Angela l’ostilità degli altri tenutari di case d’appuntamento e, ancor più, della camorra. […] La reale portata di queste innovazioni l’ho compresa soltanto quando, organizzando questa stesura, ho letto le pur avveniristiche norme napoleoniche sulla prostituzione e le ho confrontate con quelle in vigore all’Alloggio nel periodo in questione: le prime impallidiscono a confronto dell’organizzazione e della redistribuzione attuata da zi’ ‘Ngiulina.
Ma nulla è per sempre, ed ecco che un prevedibile terremoto e un imprevedibile qualcuno intervengono a scuotere sino dalle fondamenta le certezze su cui Angela ha costruito questa Vita.
[…] voltato l’angolo, a pochi passi dal Casino, (Angela ndA) nota un uomo poggiato al muraglione. […]
È un uomo maturo, magro, biondo, i capelli con la scriminatura centrale sono lunghi e sottili e gli arrivano quasi alle spalle. È vestito con una sobria eleganza che non si addice alla classe dei bottegai o dei professionisti napoletani. […] La fissa.
Angela, ancora vestita da regina, è in imbarazzo; lui accenna a un saluto col capo quando gli passa davanti; lei non risponde al saluto. Sale i tre scalini che la portano a livello della porta, la apre, e la richiude sbattendola. Addossata la schiena alla porta, pensa: e chisto, mò, chi cazzo è?
Altre pubblicazioni
Il principe mattissimo e la lucciolina buia
Di tutto fuor che d’amore
Cronache di universi paralleli